Questa documentazione  fotografica, peraltro verificabile da chiunque voglia intraprendere l’itinerario della strada Priula dal passo di S.Marco a Morbegno, vuole essere una semplice pubblica denuncia su quanto si è fatto in questi anni lungo questo importante percorso storico che fino a pochi anni fa era ancora conservato nella sua integrità.
Risulta incomprensibile come ancora oggi nonostante da più parti si continuano a sostenre campagne per la tutela del patrimonio culturale della montagna, si possano ancora praticare interventi insensati senza rispetto per la storia, e la cultura dei luoghi. La Strada Priula aperta nel 1592 ha rappresentato una importante  occasione di scambi tra la Repubblica di Venezia e i Grigioni, e oggi poteva diventare un itinerario eco-turistico  in grado di proporre occasioni di fruizione attraverso paesaggi di grande suggestione naturalistica ed etnografica. Per questo, il territorio che l’antica strada attraversa è stato destinato a Parco Regionale e parte del tracciato della Priula lambisce una’area ZPS (Zona di Protezione Speciale), grazie alle caratteristiche naturalistiche di particolare pregio faunistico e botanico. Come è possibile allora che con fondi pubblici si vada a devastare un territorio cosi ricco di risorse? Come è possibile che gli interventi lungo il tracciato non siano oggetto di verifiche e controlli per evitare simili interventi? Oggi la proposta di escursione di questo storico tracciato sostenuta da numerosi progetti di valorizzazione e promozione è compromessa da troppi dissennati interventi. Per promuovere adeguatamente il percorso, bisognerebbe realizzare opere di ripristino ambientale i cui costi andrebbero chiesti alla amministrazione locale che ha causato questo stato di fatto.  
Ciò al fine di evitare  prospettive che sembrano ancora peggiori; infatti è prevista  la realizzazione  di una nuova captazione lungo l’asta del torrente Bitto, mentre al passo S. Marco meta di turisti ed escursionisti, si pensa alla realizzazione di un parco Eolico con pali alti 60-80 metri che verranno posti sul crinale proprio all’incrocio tra la provincia di Sondrio e Bergamo a “coreografia” del bellissimo selciato che è rimasto intatto da 500 anni per ora ancora conservato. 


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